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giovedì 14 luglio 2011

Korg Monotribe


Dopo l'uscita del microsynth Monotron Korg propone ora un prodotto più completo sulla stessa impostazione: si tratta del Monotribe. L'idea di base è di sviluppare la scala musicale assegnandola ad una strip touch anzichè ai normali tasti della tastiera in modo da pilotare i valori di nota con il semplice tocco del dito potendosi così concentrare sulla manipolazione delle forme sonore invece che sull'esecuzione.

Il microsynth è Virtual Analog, quindi si trovano sulla superficie di controllo tutte le manopole e gli switch per la gestione delle forme d'onda, dei filtri, degli oscillatori e degli inviluppi. Il Monotribe è equipaggiato con un sequencer interno derivato dalla rinomata serie Electribe e permette la creazione e la manipolazione di loop e sequenze. Sono presenti anche 3 parti di drum ed è possibile collegare in cascata più unità come i vecchi moduli anni '70. Fra pochi giorni sarà disoponibile sul mercato italiano ma si preannuncia già come strumento versatile e intuitivo e ottimo compagno per l'arricchimento e la personalizzazione dei set musicali.

venerdì 17 giugno 2011

Allen & Heath 4D con Traktor Pro2


Ad aprile è uscita la nuova versione di Traktor con l'implementazione, fra le altre novità, dei rivoluzionari sample decks. Il prodotto forse più idoneo per la gestione delle nuove caratteristiche del software Native-Instruments è il mixer Allen&Heath xone 4D. Progetto non recentissimo (la precedente versione 3D ha ormai alcuni anni) il mixer della casa inglese sembra colmare tutte le mancanze dei controller attualmente in commercio.


Prima di tutto offre un suono e una dinamica eccezionali, decisamente superiori ai vari controller in commercio grazie al mixer analogico interno derivato dall'xone92: il suono della scheda audio attraversa infatti la circuiteria analogica giungendo poi ai diffusori con una piacevole sensazione di calore e coinvolgimento, al contrario del timbro più freddo e digitale a cui le schede audio dei controller hanno (purtroppo) abituato. La scheda audio è comunque di ottima qualità tanto che è anche certificata dalla Native-Instruments stessa per il supporto del sistema timecode.

Il vantaggio più grosso rimane l'ergonomia dei controller che si sposa perfettamente per un setup ideale con software configurato per il mixer esterno: avremo quindi sullo schermo i 4 decks (2 per le tracce e 2 per i sample-decks) e sfrutteremo i fader, l'equalizzazione, i gain e i filtri direttamente dell'xone 4D. Nella parte alta ai 2 lati del mixer si trovano 4 comodi potenziometri ideali per gestire le unità effetti, sono presenti anche 2 jog e numerosi pulsanti per le funzioni play, cue, sync, a fianco delle jog un pratico potenziometro/pulsante si potrebbe benissimo adattare all'inserimento dei loop con regolazione del taglio in battuta (roll).


Ma la parte più importante riguarda la gestione dei sample decks di cui non esiste ad oggi un controller davvero completo. In ogni sample deck si trovano 4 campioni che "girano" in sincronia con la possibilità di regolazione del volume e ognuno con un proprio filtro dedicato. Ecco che sul 4D saltano all'occhio i 4 fader per parte che sembrano fatti apposta per la regolazione del volume di ogni campione, con sopra 4 potenziometri perfetti per la gestione del filtro e al di sotto invece 4 pulsanti per lo start/stop di ogni singolo sample.

L'xone 4D gode della certificazione di Traktor Scratch, è possibile acquistare l'apposita versione solo software per l'uso anche con i timecode oltre che via MIDI, l'xone 4D si è rivelato quindi il compagno ideale del Traktor Pro2.

mercoledì 24 novembre 2010

mixer


Se da una lato le normali fonti audio (lettori cd e giradischi) hanno subito l'impatto delle nuove tecnologie il mixer rimane invece un punto fermo di tutte le consolle. I lettori cd oggi leggono spesso anche le chiavette usb e hanno funzioni di controller MIDI con relativa scheda audio e anche i giradischi sono stati "upgradati" con sistemi timecode per il controllo dei file digitali, ma la loro funzione principale, quella della messa a tempo, è ad oggi, purtroppo o per fortuna, parzialmente in declino. I software permettono, come è noto a tutti, di mixare i brani perfettamente in sync senza bisogno di agire sul pitch e senza correggerne la velocità: il motore del software, e non più quello del Technics 1210, fa tutto il lavoro. Su questo argomento si potrebbero fare diverse considerazioni, e magari saranno presto affrontate in un articolo futuro...

Se le normali fonti audio possono oggi essere tranquillamente sostituite dai deck virtuali (non importa se pilotati da un controller, da un lettore cd, da un giradischi o da un semplice tasto sync) la parte di miscelazione del suono rimane invece legata ancora ai mixer tradizionali per una serie di motivi. Partiamo da un semplice presupposto: il mixer è il cuore del sistema audio e deve necessariamente "spingere" la musica, colorire il timbro del suono e gestire il routing del segnale smistando in uscita i segnali master, rec, booth, preascolti in cuffia... I software ad oggi non hanno ancora un'adeguato processamento del segnale per i gain, le equalizzazioni e i volumi e l'uscita dalle schede audio integrate nei controller non può certo essere collegata ad una impianto di amplificazione (PA). Possiamo farlo forse con un piccolo impianto per una serata fra amici, non certo in un ambiente professionale.


Ad oggi il mercato offre sostanzialemente 2 strade: mixer digitali completi di effetti e mixer analogici classici. Lasciando da parte al momento il discorso del MIDI e delle schede audio si nota come siano scomparsi, almeno nella fascia alta di prodotti, i mixer analogici dotati di effetti (Pioneer djm600, Ecler Nuo5, Denon dnx-1500 ecc).


I mixer digitali si distinguono per offrire ad un costo accettabile una vastissima gamma di funzioni con l'inserimento abbondante di loop ed effetti su più canali, mentre quelli analogici (ovviamente a parità di fascia di prodotto) regalano sicuramente un suono più coinvolgente e ricco di armoniche.
Negli ultimi anni si è spesso utilizzata la configurazione con mixer analogico insieme all'uso dei dj-software come fonti in modo da sfruttare le potenzialità del digitale ma gestendo l'audio tramite i mixer classici, spesso Allen&Heath, per dare più corposità al suono (ma anche gli Ecler serie Nuo regalano un'ottima qualità timbrica). L'altra soluzione è invece l'uso dei normali cd/usb player e poi di sfruttare le potenzialità di un mixer digitale, spesso Pioneer (anche se Denon e Ecler offrono oggi ottimi prodotti), per la parte di effettistica e personalizzazione del set.


Ovviamente fra queste 2 impostazioni "standard" ognuno ha poi trovato la soluzione ibrida più adatta al suo set e in questo discorso si può poi introdurre la possibilità di iterazione con il pc da parte del mixer stesso, sia esso analogico (xone 4D) sia digitale (Denon dnx 1700, Pioneer djm2000...). Si potrebbe considerare se possa essere conveniente avere un mixer digitale completo di effetti come il Pioneer djm800 e poi usare anche tutti gli effetti di Traktor Pro con un controller a scapito magari della qualità del suono di uscita. Risulta anche inutile usare ancora i vinili e avere poi un mixer digitale. Così come è inutile mappare i fader e l'equalizzazione di un mixer virtuale sui fader e sull'equalizzazione di un mixer professionale: tanto vale usare il canale audio del mixer stesso, visto che di solito costa non poco...

Tutte queste parole per fare un po' riflettere: è bello avere tante soluzioni, ma è inutile averne troppe e magari ridondanti. Consiglio: scegliere con calma i prodotti che servono veramente per quello che si vuole fare.

sabato 18 settembre 2010

mixer digitale/analogico vs controller

Spesso di fronte ai nuovi prodotti dedicati all'interfacciamento con i software c'è un po' di confusione, cerchiamo qui di fare un po' di chiarezza sulle diverse tecnologie costruttive dei mixer e affini.
Fino ad una manciata di anni fa tutti i mixer erano prettamente analogici, cioè il segnale in ingresso derivante dai lettori cd o dai giradischi entrava negli ingressi dei vari canali del mixer ed era processato da una componentistica costituita da resistenze, resistenze variabili, condensatori e induttori. Questi elementi fisici permettono di equalizzare un segnale, di gestire il gain e il volume del canale e più in generale tutto il routing audio. Ad oggi sono ancora diversi i mixer che seguono questa filosofia, fra cui citiamo i più noti Allen&Heath xone ed Ecler Nuo.


Per chiarire meglio prendiamo ad esempio ancora l'Allen&Heath xone 4D. Il 4D è a tutti gli effetti un mixer analogico benchè sia dotato di scheda audio e controller MIDI. La possibilità di collegarlo al pc viene spesso confusa come caratteristica dei mixer digitali, ma al contrario qui tutti i segnali audio, compresi quelli provenienti dalla scheda audio interna, continuano ad essere processati dagli stessi componenti descritti sopra, sugli xone anche il filtro è analogico!. Un 4D è, per fare un paragone con altri prodotti commerciali particolarmente noti, all'incirca l'unione di un Allen&Heath xone 92 + una scheda Native-Instruments Audio8DJ + 2 controller midi Native-Instruments X1. Questo tipo di componentistica, a parità di fascia di prodotto, regala generalmente un suono più caldo e ricco di armoniche.


Un mixer digitale invece campiona tramite i convertitori A/D i segnali audio provenienti dai vari ingressi, li trasforma in una serie di "1" e "0" e poi analizza i dati tramite un processore. Quindi tutti i comandi quali gain, equalizzazione, volumi ecc sono gestiti da una CPU interna, si tratta di una sorta di mini computer il cui "software" è direttamente stampato nelle schede interne dove sono salvati gli algoritmi per il processamento dei segnali. Il tutto viene poi ritrasformato in un segnale analogico da un convertitore D/A. Spesso gli ingressi e le uscite possono essere direttamente in digitale evitando così il passaggio di conversione. Questa soluzione abbatte notevolmente i costi e permette di inserire più facilmente le funzioni delle unità effetti, la possibilità di campionare porzioni dei brani o di controllare la distorsione del segnale in uscita. Il primo mixer digitale professionale è stato il Pioneer djm800.


Anche in questo caso i mixer digitali possono essere completi delle funzioni di controller MIDI e di scheda audio come i recenti Pioneer DJM2000 o Denon DNX-1700.

Passiamo ora invece alle superfici di controllo quali Numark NS7, Allen&Heath DX, Reloop Digital Jockey ecc. In questa tipologia di prodotti il segnale audio viene generato da una scheda audio presente all'interno e tutte le funzioni sono in realtà mappature tramite i segnali MIDI delle funzioni del software. Quindi quando si aziona ad esempio il potenziometro dell'equalizzazione per tagliare le basse frequenze non saranno presenti nè componenti analogici nè processori interni ma verrà semplicemente inviato un segnale di controllo MIDI e il software (Traktor, Serato ecc) si occuperà di effettuare l'operazione di taglio della frequenze a invierà poi alla scheda audio del controller il risultato finale. Tutti i controller MIDI dotati di scheda audio non hanno quindi delle funzioni proprie ma tutti i comandi vengono gestiti dal programma che state utilizzando sul computer. Questo permette ad esempio di assegnare ad un potenziometro un volume o un cutoff di un filtro a seconda della mappatura segnale midi/funzione che è stata impostata. In questi prodotti anche i possibili segnali esterni in ingresso vengono gestiti sempre tramite il campionamento della scheda audio.